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mercoledì 15 ottobre 2014

venerdì 12 settembre 2014

venerdì 2 maggio 2014

Viennese Tartlets

Queste Tartellette alla marmellata sono semplicemente fantastiche. Sono uno dei dolci più buoni e semplici del genere mai preparati. Vedere l'espressione di chi le assaggia, vi farà capire cosa intendo... La prima reazione di un "giovane uomo" è stata: "Ho trovato il mio dolce preferito"!!!
La ricetta l'avevo adocchiata e desiderata subito, quando, con le amiche Starbookers, avevamo testato il libro Delia's Cakes e Annarita, Starbooker per un mese, le aveva provate. Stefania, con il suo post, mi ha ricordato che non le avevo ancora provate, così ho dovuto rimediare... 
Questi dolcetti hanno una consistenza friabilissima e si sciolgono in bocca...


VIENNESE TARTLETS

Ingredienti per 12 pezzi

175 g di burro morbido
60 g di zucchero a velo, più quello per spolverare
un cucchiaino di estratto di vaniglia
150 g di farina autolievitante*
40 g di amido di mais
4 cucchiai di confettura di ciliegie (o un'altra a piacere - io ho utilizzato quella di mirtilli)

* se non trovate la farina autolievitante, preparatela voi, setacciando 500 g di farina con una bustina di lievito per dolci e conservatela in un contenitore a chiusura ermetica. Ne avrete sempre una scorta pronta all'uso ;)

Mescolare burro, zucchero e vaniglia, in una ciotola, aiutandovi con un cucchiaio di legno, finché otterrete un composto morbido e cremoso. Unire la farina e l'amido setacciati, mescolando sempre con il cucchiaio di legno, fino ad avere un composto morbido e compatto. Distribuire l'impasto in 12 stampini da muffin, rivestiti con dei pirottini di carta, aiutandovi con un cucchiaio. Con il dorso inumidito di un cucchiaino, premere al centro dei pirottini, creando una fossetta profonda  due terzi dell'altezza. Infornare a 180° C per 20 minuti circa, o fino a doratura. Al centro saranno ancora morbidi ed è giusto così. Sfornare, lasciar intiepidire per 15 minuti, poi distribuire la marmellata nelle fossette. Lasciar raffreddare completamente, quindi spolverizzare con zucchero a velo e conservare in un contenitore a chiusura ermetica. A casa mia sono durati molto meno di 24 ore! Provandole capirete il perché!!!


martedì 15 aprile 2014

Poori con lingua di vitello in insalata

Cristiana Beuf à la mode, la vincitrice dell'MTC di Marzo con il suo soufflé, e la Ale , con la sua mente sempre in fermento, della serie: 100 ne pensa e 1000 ne fa (ma come faccia a fare tutto, non riuscirò mai a capirlo!!!) sono state coraggiose nella scelta della "ricetta" di questo mese. Sì, perché per la più istruttiva, divertente e folle sfida della blogosfera culinaria... l'MTC, questo mese si cucina il Quinto Quarto!!! E a me piacciono le persone coraggiose ;)
Con il quinto quarto ho sempre avuto un rapporto problematico... Iniziato quando, a tradimento e da ragazzina, mi fecero assaggiare i testicoli del toro... è stato traumatico! E non solo perché da ragazzina ero parecchio difficile nei gusti. Non so se sia stato questo episodio la causa del mio rapporto difficile con i tagli del quinto quarto, ma non amo il fegato, le cervella e le frattaglie varie.... anche se, per quelle di pesce, faccio un'eccezione. Ma adoro i tagli come la guancia di manzo e la lingua, anche se quest'ultima è stata una scoperta molto più recente... Ed è proprio sulla lingua di vitello che ho deciso di "buttarmi"! In due versioni. La prima ve la propongo oggi :)



POORI CON LINGUA DI VITELLO IN INSALATA

Il Poori o Puri è un tipo di pane fritto della cucina indiana. La ricetta che mi ha ispirato, è il Pani Poori (dove Pani è il condimento e Poori è il pane), in cui questi pani vengono serviti farciti con patate, piselli e spezie, e un'acqua aromatizzata con altre erbe e spezie, anche piccanti, e con il tocco agrodolce di un chutney, solitamente di mango. Ma ho trovato tantissime varianti, a partire dalle farine utilizzate per preparare il poori in cui però, la presenza del semolino è quasi sempre un punto fisso. C'è chi mette il baking powder, chi la soda, chi l'olio e chi no. Insomma, come ogni ricetta della tradizione, anche in India quasi ogni famiglia ha la sua versione originale... Il nome della preparazione varia con il variare della zona in cui si prepara. Si può trovare anche sotto il nome di Golgappa o Puchka.
La ricetta che ho seguito io proviene dal libro: "India in cucina" di Pushpesh Pant, che è una Bibbia della cucina indiana, con oltre 1000 ricette! Qui, oltre al semolino, sono previsti: la farina integrale, il burro chiarificato, il sale e l'acqua.

Ingredienti 

per 25-0 poori circa (6 cm di diametro)

65 g di farina integrale + q.b. per infarinare
70 g di semolino
2 cucchiai di burro chiarificato (io ho usato olio di arachidi)
acqua tiepida
sale (mia aggiunta)
Burro chiarificato o olio per friggere ( per me olio di semi di arachidi) 

Mescolare le farine in una ciotola capiente insieme al sale. Aggiungere il burro chiarificato (o l'olio) e amalgamarlo con le mani, poi incorporare acqua sufficiente a formare un composto sodo. Formare una palla e mettere a riposare in una ciotola, coperto da uno canovaccio umido per almeno 30 minuti.
L'utilizzo della farina integrale rende l'impasto un po' difficile da lavorare, tende a non stare insieme, ma non dovete aggiungere troppa acqua, perché il composto dovrà risultare piuttosto sodo, ma il riposo aiuterà la lavorabilità. In compenso il gusto sicuramente ci guadagna ;)


Prendere dei pezzetti dall'impasto gradi come delle grosse biglie e appiattirli con un matterello, per ottenere dei dischi di circa 6 cm di diametro, sottili ma non troppo. La ricetta li prevedeva del diametro di 4 cm, io ho preferito farli un po' più grandi per farcirli meglio. Volendo, si può stendere l'impasto in una sfoglia con il matterello e ricavare dei dischi con un coppapasta.
In una padella per fritti (per me il wok) portare il burro (o l'olio) a 180°C, o finché un dado di pane non scurisce in 30 secondi, quindi ridurre un poco la fiamma. Procedendo in serie, friggere i dischi, pochi per volta, per circa uno  o due minuti, finché saranno gonfi e dorati, quindi scolare e far asciugare dall'unto in eccesso su carta assorbente da cucina. Non tutti i poori si sono gonfiati a dovere, poi ho scoperto che sarebbe meglio, non appena i dischi sono stati fatti scivolare nella padella, premerli leggermente con il ragno per fritti ;) Sarà utile per la prossima volta, perché ci sarà sicuramente... è stato amore a prima vista per questi poori!
I poori si conservano bene in una scatola di latta per almeno tre giorni, probabilmente anche di più, ma i miei sono finiti prima

per la lingua di vitello in insalata

200 g circa di lingua di vitello, già cotta*
1 patata di media grandezza, lessata
mezza cipolla rossa, se di Tropea meglio ancora
 60 g circa di ceci cotti 
olio extravergine d'oliva q.b.
aceto bianco di vino q.b.
prezzemolo fresco tritato finemente q.b.
sale e pepe q.b.

Ricavare una dadolata di circa 1 cm dalla lingua, dalle patate e dalla cipolla. Eliminare la pellicina dai ceci e dividerli a metà. Mischiare il prezzemolo tritato con l'olio. In una ciotola capiente mettere tutti gli ingredienti precedentemente prepararti, versare l'olio al prezzemolo e  poco aceto e mischiare delicatamente, regolando di sale e pepe. Preservare in frigorifero e lasciar insaporire per alcune ore. 

*per la lingua di vitello lessata 

1 lingua di vitello (la mia pesava 1 Kg circa - peso lordo)
1 carota grande, tagliata a pezzi grossi
due scalogni, tagliati a metà
un gambo di sedano, tagliato a pezzi
una foglia d'alloro
una fetta di limone (non trattato)
qualche grano di pepe nero


Lavare accuratamente la lingua sotto l'acqua corrente fredda, strofinandola con del sale fino, per eliminare eventuali residui di cibo. In una pentola a pressione, mettere a bollire dell'acqua sufficiente a coprire bene la lingua, unendo carota, scalogni, sedano, alloro, limone e pepe nero. Al bollore aggiungere la lingua, chiudere la pentola e cuocere per 1 ora e 20 - 1 ora e 30 minuti dal fischio (abbassando il fuoco al minimo). Togliere dal fuoco, far sfiatare bene la valvola della pentola prima di aprirla, poi lasciar intiepidire la carne nell'acqua di cottura. Incidere la pelle ed eliminarla. Verrà via senza problemi. Eliminare anche il brodo che sarà molto grasso e non utilizzabile per altre preparazioni. Preservare in frigorifero per le successive preparazioni.

Composizione del piatto. Prendere un poori per volta e con un dito (andrebbe usato il pollice!) picchiettare la superficie, rompendola, per ricavare una ciotolina che andrà riempita con la lingua in insalata.


Si possono farcire con qualche ora d'anticipo. Sistemare sul piatto di portata e servire durante l'aperitivo.










Con questa ricetta partecipo all'MTC n. 38 :)))




E al contest di Monique Miel & Ricotta




venerdì 4 ottobre 2013

Vamos a tapear... "Acciughe fritte e gazpacho"

Durante l'estate appena trascorsa, il mio Amore ed io, abbiamo passato una parte delle nostre vacanze alle Baleari, nell'isola di Minorca. Abbiamo girato l'isola in lungo e largo con lo scooter, alla ricerca di calette e spiagge poco frequentate, che nel mese di Agosto è alquanto improbabile trovare, ma non impossibile...!
L'isola è una Riserva della Biosfera, con tanti pro, ma anche qualche contro...
Tra i prodotti tipici c'è l'ottimo Queso de Mahòn (formaggio di Minorca) D.O.P.,a base di latte vaccino crudo, a cui, talvolta, viene aggiunta una piccola percentuale di latte di pecora. Si trova nella versione curado (stagionato) o semi-curado (semi-stagionato): da provare! Noi ce ne siamo portati a casa un po'di quello prodotto dall'azienda S'arangi, premiata con il suo formaggio nel 2012.
A Minorca c'è anche una grande tradizione nell'artigianato calzaturiero, motivo per cui, insieme al formaggio e ad altre cosucce, abbiamo dovuto pagare l'extra charge per il bagaglio al volo di ritorno...
Tra i diversi ristoranti provati, quello che abbiamo preferito in assoluto, e che ci ha entusiasmato è il Ses Forquilles a Mahon, una delle due città principali. L'ambiente è informale, soprattutto al piano terra, mentre al piano superiore l'atmosfera è più elegante. Il menù è composto da deliziose tapas e da alcuni piatti principali. Alcuni piatti cambiano spesso, altri, come le patatas bravas e l'arroz negro (stupendi entrambi!) dovrebbero essere sempre presenti in lista. Le materie prime sono di alta qualità, così come la cucina, ed il servizio. Il personale è giovane, preparato e molto cordiale. Il rapporto qualità/prezzo...? Eccellente. Potrete cenare con 50 Euro in due. Tornerei a Minorca anche solo per cenare lì...
Una delle tapas che abbiamo assaggiato, erano delle alici fritte, avvolte da una sottilissima pastella, anzi, più che una pastella era quasi un foglio, accompagnate da un gazpacho al pomodoro: abbinamento stupendo! La freschezza del gazpacho si sposa magnificamente con le acciughe. 
La settimana scorsa ho comprato delle alici freschissime, e ho deciso di prepararle quasi come le avevo mangiate a Minorca. Quasi, perché io le ho impanate, ma vorrei scoprire come fare la pastella/foglio... Suggerimenti???
Comunque, anche la versione all'italiana ha riscosso notevole successo!!!







Ingredienti (per 4 persone come secondo, per 8 come tapas)

400 - 450 g di alici freschissime
2 uova intere
un cucchiaio di latte fresco
½ cucchiaino di prezzemolo fresco tritato
sale e pepe q.b.
150 g circa di pan grattatto 
olio di semi di arachidi per friggere

per il gazpacho

200 g di pomodorini maturi (tipo ciliegino o datterino,  io ho usato quelli di mia produzione :-)
½ fetta di pane bianco, senza crosta
½ peperoncino verde piccante, senza semi
la parte verde e tenera di un cipollotto*
un cucchiaino di aceto di mele
1-2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva 
sale e pepe q.b.
acqua ghiacciata (se necessario)

* ho usato le foglie verdi, fini quasi come l'erba cipollina

Per prima cosa preparare il gazpacho, anche qualche ora prima di servirlo perché il gusto ci guadagna. Mettere i pomodorini, lavati ed asciugati nel frullatore, unire il pane tostato, spezzettato e ammollato in acqua fredda. Aggiungere anche il cipollotto, il peperoncino, l'aceto di mele e l'olio extravergine. Frullare fino ad ottenere una crema abbastanza liscia, regolare di sale e pepe, ed unire dell'acqua ghiacciata, se vorrete una consistenza più liquida, ma senza esagerare.
Pulire le acciughe come descritto qui o qui, e immergerle nelle uova sbattute con il prezzemolo, il latte, e un pizzico di sale e pepe. Impanarle con il pan grattato ed iniziare a friggerle, su entrambi i lati e fino a doratura, in 1 cm di olio di semi di arachidi portato a 170-180°C. Ci vorranno pochi minuti. Man mano che le alici saranno pronte, tenerle in caldo in forno a 80-100°C, mentre si friggono le altre. Scolare e far asciugare su carta assorbente da cucina. Servire le alici ben calde accompagnate dal gazpacho al pomodoro.


Qualche caletta poco affollata siamo riusciti a trovarla....

Buon appetito!

martedì 24 settembre 2013

Frittelle di mais con raita al coriandolo o menta -

Queste frittelle, che strizzano chiaramente l’occhio ai Pakora indiani), sono deliziose e semplici, e si preparano in un baleno!
Nel libro in italiano, la ricetta è inserita nella categoria “stuzzichini e tapas”, noi le abbiamo mangiate per cena, ma le trovo perfette per un aperitivo oppure per un buffet. Finiranno  subito… preparatene tante!Questa ricetta, oltre ad essere vegetariana, è gluten free (controllare sempre le etichette), ed è adatta anche ai vegani (se userete l’acqua per la pastella e non il latte).
 
 
Frittelle di Mais con Raita al Coriandolo o Menta
 da The River Cottage Veg di Hugh Feanley Whittingstall
 

Ingredienti per 4 persone (12 frittelle grandi o 24 piccole)
 
120 g di farina di ceci
½ cucchiaino di lievito (istantaneo per torte salate)
2 cucchiaini di cumino macinato
2 cucchiaini di coriandolo macinato
½ cucchiaino di curcuma macinata
1 pizzico di pepe di Caienna
½ cucchiaino di sale
200 g di mais dolce fresco o surgelato (non serve scongelarlo - io ho usato quello in scatola, ben sgocciolato)
3 cipollotti tagliati e affettati finemente
coriandolo tritato grossolanamente (io ne ho messo poche foglie)
½ o 1 peperoncino verde piccante, piccolo, senza semi e tritato finemente
160 ml di latte intero o acqua (per me metà e metà)
 olio di semi di girasole per friggere (per me, olio di semi di arachidi)

Per la raita* al coriandolo/menta

200 g di yogurt intero bianco (più altri 75 g se non usate il formaggio di capra)
75 g di formaggio di capra a pasta molle, facoltativo
coriandolo o menta tritati grossolanamente (per me metà e metà)
sale e pepe macinato fresco

*La raita è un condimento  o un dip tipico indiano (e degli stati vicini) a base di yogurt,  a cui si aggiungono erbe e spezie, tra cui il coriandolo, la menta, il cumino, etc. E' un perfetto accompagnamento per i piatti speziati della cucina indiana.

Si inizia preparando la raita*. Mescolare lo yogurt con il formaggio di capra, se lo usate, il coriandolo o la menta tritati, ed insaporire con sale e pepe.
Per preparare la pastella, setacciare insieme gli ingredienti secchi in una terrina, quindi unire il mais, i cipollotti, il coriandolo e il peperoncino, se lo usate. Unire il latte o l’acqua a filo, mescolando per eliminare i grumi. Io non ho eseguito i passaggi in quest’ordine, perché risulterebbe difficile non creare grumi unendo i liquidi alla farina, dopo aver già aggiunto il mais e i cipollotti... Io ho fatto il contrario, ho unito i liquidi, e solo dopo il mais e i cipollotti! Imprecisione nella traduzione...?
In una padella dal fondo spesso, versare l’olio fino ad un cm circa di altezza, e portare a temperatura su fuoco medio-alto, cioè fino a quando un cubetto di pane bianco, immerso nell’olio, non diventa dorato in 30-40 secondi. Friggere le frittelle poche per volta, versando il composto a cucchiaiate (aiutatevi con 2 cucchiai), distanziando bene le frittelle. Cuocere 3 minuti per lato, girandole una volta. Scolarle su carta assorbente da cucina e tenerle in caldo (il forno acceso a 80-100°C va benissimo) mentre cuocete le altre .
Servirle con la raita al coriandolo o menta.

Note personali 
Queste frittelle mi sono piaciute moltissimo, sia per la consistenza che per il mix speziato e ben equilibrato dei sapori. E' una ricetta appartenente alla categoria "minimo sforzo, massimo risultato"... provatele!!! 

mercoledì 17 aprile 2013

Gougère di Michel Roux

Sullo splendido libro del Maestro Michel Roux, "Uova", ho trovato la ricetta di questi deliziosi bignè salati, perfetti per l'aperitivo o come antipasto (farciti). La ricetta l'avevo adocchiata tempo fa, quando questo libro è stato protagonista dello Starbooks... 
Queste Gougère sono un prezioso jolly in caso di cene improvvisate... I vostri ospiti ve ne chiederanno ancora e ancora...



Ingredienti per 40-50 gougère (per me quasi 60)

per la pasta choux

125 ml di latte
100 g di burro, tagliato a dadini
½ cucchiaino di sale (fino)
1 cucchiaino di zucchero
150 g di farina (bianca 00)
4 uova medie*
1 uovo sbattuto con un cucchiaio di latte

Per aromatizzare

100 g di Gruyère o Comtè, grattugiato
un pizzico di pepe di Cayenna
pochissima noce moscata, grattugiata al momento
un poco di paprika dolce (facoltativa, io l'ho messa)


* potrebbe non essere necessario usare tutte e 4 le uova, se queste sono grandi. Se il composto, dopo aver unito il terzo uovo, sarà già abbastanza fluido (guardate la foto sotto), fermatevi!

Scaldare il forno a 200°C. Preparare la pasta choux, mettendo latte, burro, sale e zucchero in una casseruola (io ne uso una di 18-20 cm di diametro ) su fuoco basso. Portare ad ebollizione e togliere subito dal fuoco. Unire la farina al composto, versandola a pioggia, e mescolando con energia e con un cucchiaio di legno, finché il composto sarà liscio. Rimettere la pentola sul fuoco e cuocere ancora per 1 minuto, mescolando continuamente, per far asciugare l'impasto, poi trasferirlo in una ciotola capiente. Far intiepidire poi unire le uova, una alla volta, incorporando bene ogni uovo prima di unire il successivo. Dopo aver incorporato l'ultimo uovo, il composto dovrebbe essere liscio. Unire ¾ del formaggio, il pepe di Cayenna e la noce moscata, facendo attenzione a non lavorare troppo il composto.
Inumidire leggermente una placca da forno con poca acqua, e farvi aderire un foglio di carta forno. Con una sac a poche, usando una bocchetta liscia da 10 mm, spremere la pasta choux sulla placca. Spennellare con l'uovo sbattuto con il latte, e segnare leggermente la superficie con il dorso di una forchetta. Cospargere con il resto del formaggio.




Infornare per 15-20 minuti, finché le gougère sono asciutte e croccanti esternamente, ma ancora morbide internamente. Cuocere anche le altre gougère. Trasferirle su una gratella e servirle calde, volendo spolverizzate con la paprika dolce.



Roux spiega che queste mini-gougère, solitamente, vengono offerte al termine delle degustazioni di vini nelle cantine della Borgogna. Sono ottime come stuzzichino o come antipasto caldo, farcite con salsa Mornay (besciamella arricchita con uova e formaggio). Io vi garantisco che, se le servirete (anche vuote) durante un aperitivo, andranno a ruba!!! Per me, sono perfette anche per essere farcite, oltre che con la salsa Mornay, come scrive Roux, anche con una crema di verdure leggera.
Si possono congelare (vuote) su un vassoio, ben distanziate. Vanno poi riposte in un sacchetto  adatto al freezer. Per servirle, riscaldarle per pochi minuti in forno a  180-190°C. Perfette! 

mercoledì 27 febbraio 2013

"Polpette al limone e porri" per l'ultima parte dello Starbooks di Febbraio 2013

Ultimo appuntamento mensile dello Starbooks con "Jerusalem" di Yotam Ottolenghi Sami Tamimi... purtroppo! Anche questo libro, come altri dello Starbooks, mi farà compagnia ancora a lungo, perché sono molte le ricette che voglio provare... 
Questo libro mi è piaciuto tantissimo, dalla forma al contenuto. Le ricette sono sempre ben spiegate, nulla è lasciato al caso. A volte mi stupisco quando trovo un libro così, ma questa dovrebbe essere la "normalità" in un libro di cucina, no?!?
L'ultima ricetta che ho scelto è una ricetta di polpette, ma non le solite polpette!!!
Gli autori introducono la ricetta con una domanda: "Cosa ci fa una ricetta di carne nella sezione verdure?" Ebbene, ciò che rende queste polpette così speciali, è che il gusto dei porri tiene il confronto con la carne, mentre la carne è più uno sfondoSi tratta di un rovesciamento di ruoli rispetto ad altre polpette. Il risultato è una struttura leggerissima, con un delizioso sapore di limone. 
La ricetta è stata fornita da Tamara Meitlis, una cuoca turco ebraica e grande amica degli autori, ed è tipica degli ebrei di Smirne. Come con la maggior parte dei turchi, non si scherza con le ricette di Tamara, che dice: "Certo, la si può fare in modo diverso, se vi piace", dice con un sorriso generoso, "ma solo se volete sbagliare!" Tamara ha ragione. Le ricette sefardite, in particolare quelle della cucina turca, sono state perfezionati nel corso delle generazioni e vengono rispettate religiosamente. A pensarci bene, questo è vero per la maggior parte delle cucine di Gerusalemme, e si dovrebbe cambiare una ricetta tradizionale, quando siete sicuri che non vi è alcun anziano dietro le spalle...! Queste polpette sono un antipasto meraviglioso, dopo il quale si può servire quasi tutto. Come variante, è possibile cuocere più a lungo le polpette, senza stufarle nel brodo, e servirle calde con una fetta di limone.

Ricette per tutti i gusti dalle altre Starbookers!


Ale di Menuturistico: Helbeh- Torta al fieno greco
Patty di Andante con gusto: Pollo all'Arak e clementine
Stefania l'Arabafelice: Kofta b'siniyah
Emanuela l'Arricciaspiccia: Basic Hummus
Roby di Lechategoiste: Chocolate krantz cakes
Gaia - La gaia celiaca: Mejadra 
Cristina - Vissi d'arte e di cucina: Pollo arrosto con topinambur e limone

 


Ingredienti per 4 persone, come antipasto (per me anche di più)



6 porri grandi tagliati (800g circa in totale)

250 g di carne di manzo macinata 

90 g di pangrattato

2 uova medie da allevamento all'aperto 

2 cucchiai di olio di semi di girasole

200-300 ml di brodo di pollo

80 ml di succo di limone (2 limoni circa)
80 g di yogurt greco
1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente
sale e pepe nero

Tagliare i porri a rondelle di 2 cm circa di spessore e cuocerli al vapore per circa 20 minuti, o finché saranno ben morbidi. Scolarli e lasciarli raffreddare, quindi strizzarli bene dentro un canovaccio, per eliminare eventuali residui d'acqua. Tritare i porri in un robot da cucina, con la funzione "pulse" finché saranno ben tagliati ma non spappolati. Mettere i porri in una ciotola capiente, con la carne, il pangrattato, le uova, cucchiaino e ¼ di sale e 1 cucchiaino di pepe nero. 
Formare delle polpette piatte, di circa 7cm x 2cm, ne dovreste ottenere 8 (io ne ho ottenute 10). Mettere in frigorifero per 30 minuti
Scaldare l'olio su fuoco medio-alto, in una padella grande e con il fondo pesante (io ne ho usata una antiaderente), fornita di coperchio. Rosolare le polpette su entrambi i lati fino a doratura, procedendo in lotti, se necessario. 
Pulire il fondo della padella con un tovagliolo di carta, poi mettere le polpette leggermente sovrapposte, se necessario. Versare tanto brodo di pollo quanto ne serve per ricoprire le polpette ma non del tutto. Unire anche il succo di limone e ½ cucchiaino di sale. Portare ad ebollizione, coprire e cuocere a fuoco basso per 30 minuti circa. Togliere il coperchio e cuocere ancora per pochi minuti, se necessario, fino a quando il liquido sarà quasi del tutto evaporato. Togliere la padella dal fuoco, prelevare le polpette e farle intiepidire. Servire le polpette appena tiepide, o temperatura ambiente, con un po' di yogurt greco e una spolverata di prezzemolo tritato.


Note personali. 
Anche stavolta tutto è filato liscio... e le polpette sono veramente deliziose, con una consistenza ed un gusto stupendi! 
Le vedrei bene anche servite durante un aperitivo, ma in un formato più piccolo, avvolte in una foglia di porro sbollentata e una fettina di limone a completare il tutto :-)


Vi ricordate che, all'inizio del mese, tutte noi Starbookers vi abbiamo parlato dello Starbooks Re-done...?  Qui entrate in pista voi, con tutte le ricette che avete provato dai libri che abbiamo "starbookkato" finora. Sia quelle già provate da noi, che le altre presenti nei libri. L'appuntamento è per il primo mercoledì di ogni mese, giorno in cui pubblicherete sul vostro blog la ricetta scelta, e metterete il link nei commenti al post di chi ha proposto quella ricetta. Se la ricetta non è mai stata provata da noi, mettete comunque il link in una delle ricette del libro: lo vedremo! Come fare per conoscere tutti i libri e le ricette provate finora...? Qui e qui, trovate l'indice con i link alle nostre ricette. Vi aspettiamo mercoledì prossimo!!! 

mercoledì 13 febbraio 2013

Starbooks di Febbraio: Ottolenghi, "Jerusalem" e... i "Falafel"




L'appuntamento con lo Starbooks di Febbraio 2013, ci ha portato ad incrociare nuovamente la strada di Yotam Ottolenghi, stavolta in compagnia dell'amico e socio Sami Tamimi in "Jerusalem". 
Dopo l'esperienza dello scorso Maggio con Plenty (qui, qui e qui), abbiamo deciso di andare alla scoperta dell'ultimo lavoro dello chef italo-tedesco Ottolenghi e di Tamimi.... Siete curiosi? Ci innamoreremo anche di questo libro?!? Plenty era piaciuto tantissimo a tutte noi starbookers, e tra le ricette provate da quel libro, ho amato particolarmente i Pancakes verdi con burro al lime. Un'amica mi ha prestato anche un altro libro di Ottolenghi, "The Cookbook" da cui ho voluto provare queste buonissime Frittelle al cavolfiore!
Con Jerusalem, Yotam e Sami, hanno voluto fare un viaggio nel passato, nella città in cui hanno vissuto la prima parte della loro vita, parallelamente. Yotam nella parte ebraica di Gerusalemme, Sami in quella musulmana. La loro amicizia, è l'ennesimo esempio di come queste culture possano convivere, con intelligneza, in armonia...  
L'incontro tra i due autori è avvenuto solamente a Londra, dove entrambi si sono trasferiti anni dopo. Nel libro ci sono le ricette tradizionali, ma anche nuove proposte, che utilizzano comunque gli ingredienti "tipici" della cucina di Gerusalemme. Gli abitanti della città utilizzano le materie prime offerte dalla terra che li circonda, la cui lista è quasi infinita: pomodori, ocra, cavolfiori, zucchine,melanzane, carciofi, limoni, pesche, pere, fichi, etc...
Gerusalemme è un melting pot delle numerosissime culture che vi hanno trovato casa, dai Monaci Greco- ortodossi, agli Arabi cristiani, agli ebrei argentini, fino a quelli del sud dell'India... Di conseguenza, la vastità della cucina di questa zona, non avrebbe permesso di includere nel libro tutte le ricette esistenti! Gli autori hanno semplicemente seguito il loro gusto personale, proponendo quello che amano mangiare e cucinare...
Ogni ricetta inizia con una deliziosa introduzione, in cui viene raccontata la storia del piatto, e alcuni aneddoti familiari degli autori, come nel caso dei Falafel, la ricetta che ho scelto di preparare per oggi. A Gerusalemme vengono preparati con i ceci, mentre in altre zone del Medio Oriente vengono utilizzate le fave, o ancora i due legumi mischiati. I legumi... io non li amo, ma per i Falafel e l'Hummus faccio delle eccezioni...!!! 
Falafel e Hummus sono il cibo più caratteristico della Gerusalemme musulmana. 
Da ragazzino, Sami veniva mandato tutte le mattine al negozio di Abu Shukri, per comprare hummus e falafel appena fatti per la colazione dei suoi fratelli maggiori, ma si faceva pagare "qualcosina" per il lavoro svolto, che poi spendeva in un negozio di dolci!
I falafel vengono venduti come snack, accompagnati da pita con hummus, thaini sauce, salsa piccante ai peperoncini rossi e insalata a tagliata in pezzi.
A Gerusalemme ovest, come nel resto di Israele, sono stati gli ebrei yemeniti ad arrivare nel paese nella prima metà del 20 °secolo, hanno aperto negozi di falafel, e hanno introdotto il cibo di strada nella comunità ebraica per la prima volta.

Non preoccupatevi del fatto che i ceci vengano usati crudi, fa parte del procedimento! 
Se non avete un termometro per misurare la temperatura dell'olio, fate una prova friggendo un falafel, per vedere se nei 4 minuti previsti per la cottura, sarà cotto dentro senza essere bruciato fuori.

Cosa avranno scelto le atre Starbookers....?
Ale - Menù Turistico: recensione del libro e Pollo con cipolle caramellate e riso al cardamomo 
Mapi - La Apple Pie di Mary Pie: Quaglie brasate con albicocche secche e ribes 
Stefania l'Arabafelice: Ghraybeh 
Gaia - La Gaia Celiaca: Balilah 
Cristina - Vissi di cucina: Spice cookies 
Patty - Andante con gusto: Semolina, coconut and marmelade cake




Ingredienti per 4 persone

250g di ceci secchi
½ cipolla media tritata finemente (80g)
1 spicchio d'aglio tritato
1 cucchiaio di prezzemolo tritato finemente
2 cucchiai di coriandolo tritato finemente (io ne ho messo solo uno)
¼ di cucchiaino di pepe di Cayenna (per me peperoncino)
½ cucchiaino di cumino in polvere
½ cucchiaino di coriandolo in polvere
¼ di cucchiaino di cardamomo in polvere
½ cucchiaino di lievito in polvere (per torte salate a lievitazione istantanea)
1 cucchiaio e ½ di farina bianca
750 ml circa di olio di semi di girasole, per friggere
½ cucchiaino di semi di sesamo, per il rivestimento
sale


Salsa Thaini *

75g di Tahini paste light (io ho usato quella normale) 
60 ml di acqua
1 cucchiaio di succo di limone
½ spicchio d'aglio tritato



Mettere i ceci in una ciotola capiente e coprirli con acqua fredda, in quantità pari al doppio del volume dei ceci. Mettere da parte per tutta la notte. Il giorno dopo, sgocciolare bene i ceci, mischiarli con la cipolla, l'aglio, il prezzemolo e il coriandolo. Per un miglior risultato, sarebbe meglio utilizzare un tritacarne per la parte successiva. Mettere il mix di ceci nel tritacarne e passarli con il disco fine per due volte. Se non avete il tritacarne (come me!), utilizzare un robot da cucina (mixer). Mettere poco mix per volta, e azionare per 30-40 secondi, finché il composto sarà tritato finemente ma non molle o pastoso, e starà insieme. Unire le spezie, il lievito in polvere ¾ di cucchiaino di sale, la farina e 3 cucchiai d'acqua. Amalgamare bene con le mani finché il composto sarà liscio e uniforme.Coprire e mettere in frigorifero per almeno un'ora. 
Riempire una casseruola adatta a friggere, con l'olio di semi di girasole, in modo da avere una profondità di 7cm circa. Riscaldare l'olio ad una temperatura di 180°C.
Con le mani bagnate, premere un cucchiaio di mix nella mano, e formare una polpettina schiacciata o una pallina grossa come una piccola noce, 25 g circa (si può usare anche una paletta per gelato bagnata). Premere bene perché le palline tendono a rompersi e sgretolarsi. Cospargere le polpettine con una piccola quantità di semi di sesamo, e cuocere in olio profondo per 4 minuti o finché saranno ben dorate. E' importante che i falafel siano ben asciutti all'interno. Scolare in un colino foderato con carta assorbente da cucina e servire subito. Io li ho serviti con Thaini sauce*, pane pita ed insalata: DELIZIOSI!!!

La ricetta del pane pita non c'è in Jerusalem. Io l'ho preparato seguendo la ricetta di Claudia Roden,  e del suo stupendo libro "La cucina del Medio Oriente e del Nord Africa". Prestissimo la ricetta...!!!

*Salsa Thaini
Mettere tutti gli ingredienti per la salsa Thaini in una ciotola, unendo anche un pizzico di sale. Mischiare bene, ed aggiungere poca acqua, se necessario, per ottenere una consistenza simile a quella del miele. 

Note personali.
Ricetta perfetta, spiegata nei minimi dettagli, in modo da ottenere un ottimo risultato! Io adoro i falafel!!!

Ci vediamo mercoledì prossimo con un'altra ricetta per lo Starbooks!

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